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I Volontari di Imola si raccontano...

Il servizio al Telefono:
cosa mi ha dato, cosa mi ha lasciato...

Fin dalle prime lezioni del corso preparatorio, capii che quel tipo di volontariato era secondo i miei desideri: anonimato, scarsissima visibilità, segretezza della sede operativa; volendo non era nemmeno necessario dire il proprio nome durante l’attività di ascolto… servizio solo serale, niente denaro da maneggiare!
Perfetto per me che avevo una certa predisposizione ad ascoltare storie e sofferenze altrui, ma senza dover proporre soluzioni; al telefono mi era abbastanza naturale essere accogliente, empatica ed anche propensa a tollerare approcci pesanti senza esserne mortificata o schiacciata.

E divenne una gran bella esperienza che mi faceva crescere interiormente, conoscendo altri aspetti dell’animo umano ancora inesplorati e situazioni anche estreme ma possibili, non solo nella fantasia di un regista cinematografico o nella penna di uno scrittore, ma nella realtà  vicina a me, quindi degna di attenzione e di interesse.

Le frequenti riunioni tra gli operatori erano motivo di confronto arricchente, così come la presenza tra noi di esperti di comunicazione e / o psicologi: ciò era molto stimolante per il servizio di volontariato, ma anche per la vita personale.

Sono certa che quello che ho imparato al “Telefono Amico” abbia migliorato la mia modalità d’approccio verso l’altro, per lo meno ora mi sento più benevola e serena nelle relazioni interpersonali.

 

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