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Uno stile di vita...

Medico o Volontario di Voce Amica?

La testimonianza di uno dei tanti Volontari che si alternano dietro la cornetta telefonica dei centri di ascolto... perchè tutti possono essere Volontari e portare i valori del Telefono Amico all'interno della propria quotidianità, nel lavoro, nella famiglia...

Il Volontariato non è solo per qualche ora: è uno stile di vita!

 

[Frammenti tratti da materiale a cura di

Voce Amica]

Quali professioni si nascondono sotto l’anonimato dei volontari di Voce Amica? Un po’ di tutto: studenti, impiegati, pensionati… io sono un medico e il mio lavoro, nei sei anni trascorsi a Voce Amica, si è intrecciato in modo curioso con l’esperienza di volontariato al centralino di Voce Amica.

Ricordo, ad esempio, durante una notte di guardia in Pronto Soccorso, una signora di mezza età in attesa della visita medica per uno strano malessere. All’ingresso in ospedale le viene attribuito un “bollino verde”: con questo segnale gli infermieri indicano che una persona non ha problemi urgenti. La signora viene così “sorpassata” da ammalati con problemi più gravi: un infarto, un coma diabetico...

Finalmente, sono oramai le tre di notte, un attimo tranquillo per visitarla. Un collega si avvicina:
“Gli esami del sangue sono normali, anche l’elettroencefalogramma. La signora dice di star male ma non si capisce cosa ha”.

In effetti la signora rannicchiata sul lettino, non sembra ammalata.

Provo anch’io a farmi raccontare cosa succede e la signora comincia:

“ero a casa da sola…”

Quel filo di voce mi colpisce come un pugno nella pancia.

Per un attimo chiudo gli occhi: mi sembra di aver già ascoltato mille voci così. Mentre la signora parla, mi rendo conto che un filo invisibile mi unisce a lei. Attraverso questo filo passa una scarica di paura: la signora ha solo paura, una tremenda paura.

Apro gli occhi, la guardo. Vorrei dirle come a una bambina: “abbracciami forte, non è successo nulla!”
Le chiedo dei figli sempre lontani e del marito che non c’è più, ma anche delle amiche che la vengono a trovare e del suo cagnolino tanto affettuoso.

La tensione, un po’ alla volta, svanisce.
“E adesso, signora, come si sente?”
“Meglio, vorrei tornare a casa.”

Un infermiere mi guarda incredulo, come per chiedermi: ma che razza di medico sei? Forse ha ragione lui, in quel momento non stavo curando una malattia: mi stavo prendendo cura di una persona, proprio come fanno i volontari di Voce Amica.

 

A volte mi chiedo se,

conoscere l’universo di sofferenza sommersa

che affiora dal telefono di Voce Amica,

mi sia stato utile

anche per essere un medico migliore.

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